Storia di un’idea

Castello Momeliano


A volte prima del vino, viene l’idea.

Si può nascere in un luogo e rimanervi per tutta la vita, oppure si può cercare il posto giusto per coltivare la propria idea. Lo si può fare nel rispetto del territorio e della tradizione, senza rinunciare ad un sogno che travalica i confini. Per spiccare il volo le ali servono più delle radici. E così un’allevatore di bestiame allo stato brado, dopo aver percorso le vie francesi del vino collezionando sapori, profumi e bottiglie, nel 1988, decide di fermarsi nella zona della val Luretta, sulle prime propaggini dell’appennino piacentino; sembra essere il posto giusto per provarci. Una vecchia vigna abbandonata in un territorio incuneato tra Piemonte e Toscana. Perchè no? L’idea è chiara quanto ambiziosa: provare a produrre un vino di livello internazionale che non abbia niente da invidiare a quelli assaporati in una vita da collezionista. Un vino che si possa misurarsi con i punti di riferimento dell’enologia rimanendo sempre piacevole e bevibile. Non dover scontare nessuna legame ereditario con il luogo, da apparente limite, si trasforma in eccezionale opportunità. Una terra che per tradizione è sempre stata identificata con una produzione senza troppe ambizioni, reinterpretata, può diventare il luogo giusto; la base ambientale è promettente, la varietà dei microclimi e le uve autoctone hanno grosse potenzialità, non manca il coraggio di affrontare i numerosi rischi e gli investimenti necessari, ne la voglia di svincolarsi dalla cultura vinicola dominante degli anni ottanta, ancora orientata esclusivamente alla massimizzazione dei profitti.

Castello Momeliano

Tre anni dopo la prima vendemmia, Felice Salamini e la sua famiglia, acquistano altri terreni in tutta la provincia e impiantano cinquanta ettari di vigneti. Dai primi inevitabili errori trovano lo spunto per elaborare quello che diventerà il loro metodo per fare il vino. E, finalmente, negli anni novanta arrivano i primi riconoscimenti. Le diverse culture della vinificazione con le quali Felice è venuto a contatto trovano una sintesi anche grazie ai numerosi enologi provenienti da tutto il mondo che vengono invitati a passare lunghi periodi presso l’azienda, ospiti della famiglia. In particolar modo gli enologi dell’emisfero australe, visto il cambio di stagione possono prolungare il loro soggiorno. E’ un percorso lungo, irto di difficoltà e di resistenze culturali ma anche di scommesse vinte, le uve della tradizione vengono accostate a quelle internazionali e nel regno del gutturnio frizzante nascono rossi fermi che fin dai primi passi dimostrano con orgoglio la loro spiccata personalità.

Castello Momeliano

Con il tempo i vini crescono e si evolvono, maturano insieme all’esperienza dei loro produttori e alla loro curiosità. Lucio, il figlio di Felice loaffianca nella guida dell'azienda con la sua stessa voglia di sperimentare. In una zona abituata da sempre alla spumantizzazione basata sul metodo Charmat, Luretta introduce il metodo classico di derivazione francese. Riabilita la Malvasia, vitigno fino ad allora bistrattatato e destinato alla grande produzione, rendendolo un vino importante. Il carattere dei vini si esprime in modo inaspettato nei nomi che riecheggiano immagini letterarie, frutto della delicata fantasia di Carla Asti, la donna di famiglia. Nel 2002 l’azienda si insedia nel castello di Momeliano che si rivela subito essere la sede naturale dell’attività; Lucio, il figlio di Felice prosegue insieme nelle ampie e suggestive cantine del castello, sotto alle volte che da secoli mantengono un microclima costante, avvolti dal profumo di rovere delle barriques e dai riflessi delle bottiglie, è facile capire perché.